Curiosità del Cristallina

Escursionisti e curiosi potranno trovare in queste pagine degli approfondimenti su alcune tematiche che permetteranno di meglio conoscere la magnifica zona del Cristallina. Ben visibili sono le tracce della formazione delle alpi e le forze che hanno dato origine alla catena alpina portando in superficie i sedimenti marini. Nello spazio di pochi metri si trovano rocce molto diverse fra loro nella composizione e nell'origine, questo influenza notevolmente anche la flora alpina, specifica al tipo di substrato su cui cresce. Anche la fauna presente è caratteristica delle alpi, è facile imbattersi in gruppi di stambecchi della colonia che supera i 100 esemplari e che non temono la presenza dell'uomo. La zona è stata anche influenzata e trasformata dalla presenza dell'uomo, durante il periodo bellico per il controllo del confine, e nella realizzazione delle imponenti opere idroelettriche.

Buona lettura!

A: La storia dell’occupazione militare

La costruzione della strada della Val Formazza fino al Passo San Giacomo, che avvenne fra il 1926 e 1929, suscitò una serie di sospetti nel nostro paese. Lo Stato maggiore svizzero ritenne possibile l’invasione da parte del regime fascista verso il San Gottardo, attraverso la valle Formazza. Questa ipotesi venne poi confermata dalla scoperta dello studio operativo del 1940, firmato dal generale Vercellino. Sin dagli anni Trenta si costruirono quindi opere fortificate sul Passo San Giacomo e ad All’Acqua, come pure in tutta la zona del Cristallina, dove vennero realizzati parecchi rifugi d’alta montagna che permettevano alla truppa di presidiare i passaggi obbligati e di sopravvivere ad alta quota. Quando il CAS decise di costruire la prima capanna, terminata in piena guerra nel 1942, in zona esistevano già delle baracche militari, così come una teleferica che giungeva da Ossasco attraverso la Bassa di Folcra. Una dozzina di altri ricoveri, di cui sono ancora ben visibili le tracce, erano distribuiti in prossimità delle creste, fra il Passo San Giacomo ed il Passo del Naret. Nel 1943 su ordine del comandante Gansser, che era stazionato con la sua truppa dove sorgeva la vecchia capanna, venne eretto in 30 giornate di lavoro il rifugio Camosci. Il rifugio posto poco sotto la vetta del Cristallina, poteva ospitare fino a 14 militi incaricati di sorvegliare lo spazio aereo nella zona del Gottardo e di dirigere il fuoco dell’artiglieria di fortezza.

Il rifugio Camosci sorge su terreno molto impervio ed instabile, l’accesso è pericoloso e avviene a proprio rischio e pericolo!

B. Le tracce dell’orogenesi

Il paesaggio della zona del Cristallina è fortemente influenzato dall’orogenesi alpina, un processo durato ca. 25 milioni di anni. L’europa di allora era contraddistinta dalla presenza di un enorme oceano, denominato Tetide, in cui confluivano sedimenti erosi da antiche montagne. In regimi di diversa profondità si sono formate rocce sedimentarie di vario genere, depositate su un antico zoccolo cristallino. A seguito della spinta della placca tettonica africana contro la placca europea, l’oceano Tetide si è chiuso e le rocce che formavano il fondale marino sono state innalzate fino alle quote attuali; ad oltre 3000 metri ad dove si erano formate. Le rocce dell’antico mare, sottoposte alle enormi forze compressive, si sono inoltre modificate strutturalmente e mineralogicamente fino all’attuale composizione.

Quale esempio possiamo immaginate un foglio di carta posto su un tavolo (le rocce sul fondo del mare), spingete ai lati opposti (le placche africana e europea che convergono) e osservate il foglio piegarsi, verticalizzarsi, ripiegarsi su se stesso. Tutte le superfici piane o deformate in lunghe e sinuose pieghe che si possono osservare con occhio attento a 2000 metri, una volta erano orizzontali, sul fondo di un mare.

Arrivando in capanna dai diversi possibili accessi, l’osservatore attento noterà rocce metamorfiche (significa che a seguito di alte pressioni e alte temperature hanno modificato la loro mineralogia) di origine sedimentaria (paragneiss, scisti, quarziti e altro) e di origine magmatica (le rocce dello zoccolo cristallino, ortogneiss occhiadini).

Poco prima di giungere al Passo Cristallina dalla val Torta troviamo delle pareti di quarziti calcaree, su cui si sviluppano alcune vie di arrampicata, roccia color latte in forte contrasto degli scuri blocchi neri di Bündnerschiefer, sempre una roccia sedimentaria, che troviamo poco sotto la capanna.

Il contrafforte della Cima di Lago, fino alla piana poco più a sud, è contraddistinto da gneiss a alcalifelspati molto chiari, rocce di origine magmatica metamorfizzata durante l’orogenesi.

Proprio di fronte alla Capanna, per chi si dirige verso l’omonimo pizzo, si possono trovare anche banchi di marmi bianco, alternati a gneiss a plagioclasio bruni, scisti calcarei ricchi di miche, fino a scisti del Bündnerschiefer, fortemente ripiegati su se stessi a dimostrare le immani forze che hanno agito nella zona.

Nell’ultimo lasso di storia geologica, tutto il paesaggio è stato modificato dalla presenza dei ghiacciai durante le glaciazioni, creando valli a U, laghi e morene. L’osservatore attento noterà, arrivando dalla Val Torta, la presenza di grandi morene laterali ora trasformate in verdi pascoli, e morene frontali (nel paesaggio roccioso poco prima del Passo Cristallina), tesoro lasciato durante l’ultima Piccola Glaciazione. Anche il piccolo lago verso Robiei, così come lo Sfundau, sono di origine glaciale. Nella conca sottostante il Pizzo Cristallina, ora pietraia malferma, fino a pochi anni fa vi era un bel ghiacciaio. Esso ha lasciato, nella piana, ben due morene frontali a ricordo della sua presenza.

L’erosione di fiumi, delle intemperie e dall’azione gelo – disgelo, sta ora dando l’ultima pennellata al quadro del Cristallina.

C. L’droelettrico Naret-Robiei

La zona Robiei-Naret è ricca di sbarramenti idroelettrici che, collegati fra loro, sfruttano al meglio la capacità di produrre energia elettrica pulita. I bacini comunicanti di Robiei-Zött raccolgono, attraverso un sistema di gallerie, le acque provenienti dal ghiacciaio del Gries nell’alto Vallese, le acque della vicina valle Bedretto e quelle del ghiacciaio del Basodino. I bacini di accumulazione del Cavagnoli e del Naret situati oltre i 23o0 msm hanno insieme una capienza di 59 milioni m3 e alimentano la centrale di Robiei, situata 400 m più in basso. Questa centrale di pompaggio-turbinaggio con i suoi 150 MW é la più potente delle Officine Idroelettriche della Maggia (Ofima). La centrale Robiei è inoltre in grado di ri-pompare verso l’alto l’acqua dei bacini Robiei-Zött verso i bacini superiori Cavagnoli-Naret.

Robiei non è solo il punto di partenza per gli escursioni, ma offre anche la possibilità unica di addentrarsi nelle viscere della diga per visitarla dall’interno. Questo interessante percorso didattico, che dura una ventina di minuti, si sviluppa nei cunicoli e spiega in modo semplice i segreti delle dighe.

D. Stambecchi del Cristallina

Al Cristallina si trova una delle colonie di stambecchi più importanti del Ticino che conta ben oltre 100 esemplari, ma impariamo a conoscere questo custode della montagna:

Storia: Fino al XV secolo lo stambecco era presente lungo tutto l’arco alpino, ma lo sviluppo delle armi da fuoco e la medicina dell’epoca, tutta centrata sulla superstizione segnò ben presto la sua fine. Ad inizio Ottocento si contavano ormai solo qualche centinaio d’individui nelle Alpi italiane e francesi, mentre era completamente scomparso in Svizzera. La specie deve la sua sopravvivenza a re Vittorio Emanuele II che fece proteggere, nel 1856, gli ultimi esemplari, in una riserva privata situata ai piedi del Gran Paradiso. Le successive operazioni di reintroduzione, avviate con spirito pionieristico in Svizzera sul finire del secolo, hanno portato alla sua ricomparsa in 175 diverse aree alpine europee.

Biologia: Durante il periodo invernale gli stambecchi portano una calda e lunga pelliccia scura che permette di meglio assorbire il calore dei raggi solari. In primavera, grattandosi contro le rocce e contro i tronchi degli alberi, si sbarazzeranno della pelliccia invernale per restare con il manto estivo, più corto, di colore beige o bruno chiaro. Le corna degli stambecchi sono permanenti, ma la loro crescita si blocca ad ogni inverno, tale arresto si evidenzia con un anello ben visibile sulla parte esterna del corno. Nei maschi questo accrescimento è particolarmente ben visibile e permette di risalire all’età dell’animale; molto meno nelle femmine, che portano corna più corte e lisce. Lo stambecco è un animale gregario; i maschi restano in branco, separati delle femmine e si riuniscono ad esse solo nel periodo riproduttivo; anche le femmine formano branchi con i piccoli e i giovani fino a due anni. L’accoppiamento avviene nei mesi fra dicembre e di gennaio, periodo durante il quale si può assistere a scontri tra maschi che sanciscono la supremazia dei singoli individui. Dopo una gestazione di circa 160-180 giorni nasce un solo piccolo, raramente due. Il neonato sta in piedi dopo pochi minuti ed è subito in grado di seguire la madre sulle pareti a strapiombo.

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